Chi sei quando la videocamera si spegne (e cosa c'entra lo Zoom fatigue)
Durante la call sei attento, sorridente, professionale. Un secondo dopo aver chiuso, ti senti svuotato. Non è solo stanchezza da riunioni: è il costo di tenere su una maschera per ore.
Finisce una videochiamata di lavoro. Per quaranta minuti sei stato attento, hai sorriso al momento giusto, hai tenuto un tono professionale anche quando dentro pensavi ad altro. Chiudi la finestra e, per qualche secondo, ti senti stranamente svuotato, più di quanto la durata della call giustificherebbe.
Questo esaurimento specifico legato alle videochiamate ha un nome che ormai circola anche fuori dagli ambienti specialistici: **Zoom fatigue**. Non è solo stanchezza da riunioni: nasce da un tipo particolare di sforzo, quello di restare "in scena" davanti a una videocamera.
Due modi diversi di guardare la stessa cosa
Carl Jung parlava di persona (dal termine latino per "maschera teatrale") per descrivere la parte di noi che mostriamo nei contesti sociali: non è falsità, è una funzione necessaria, quella che ci permette di stare nei ruoli (professionista, genitore, collega) senza esporre ogni volta tutto quello che sentiamo davvero. Il problema, per Jung, non è avere una persona: è dimenticarsi che è una maschera, e iniziare a scambiarla per l'unica cosa che siamo.
Erving Goffman, sociologo, ha descritto un'idea simile da un'altra angolazione: nella vita di tutti i giorni ciascuno di noi recita su un "palcoscenico" (front stage), dove si comporta secondo un copione sociale, e ha bisogno di un "retroscena" (back stage), uno spazio in cui la recita si interrompe e si può essere semplicemente stanchi, scomposti, veri. Una call di lavoro è quasi interamente palcoscenico. Il problema nasce quando il retroscena, il momento in cui la performance si ferma davvero, diventa sempre più raro.
Perché non è solo stanchezza da riunioni
La fatica dopo una call non dipende solo dal contenuto della riunione, ma da quanto lavoro invisibile è servito per restare "in scena": controllare l'espressione, il tono, l'inquadratura, mentre magari dentro si prova tutt'altro. Più aumentano le ore passate così, più diminuisce il tempo di vero retroscena nella giornata.
Cosa aiuta
Non eliminare la maschera, che serve ed è normale averla, ma proteggere consapevolmente dei momenti di vero retroscena: tempo in cui nessuno ti guarda, nessuno si aspetta una versione di te, nemmeno per pochi minuti.