Cos'è il counseling (e come si distingue dalla psicoterapia)

Prenoti una prima chiamata, ti siedi e parli con qualcuno che ti ascolta, ti fa domande, non ti giudica: cos'è il counseling.

Prenoti una prima chiamata, ti siedi - fisicamente o davanti a uno schermo - e parli con qualcuno che ti ascolta, ti fa domande, non ti giudica, e ti aiuta a vedere più chiaro in una difficoltà che stai attraversando: un cambiamento, una decisione, un momento della vita che non riesci a mettere a fuoco da solo. Non è una diagnosi, non è una cura di qualcosa. È un accompagnamento. Questo, nella pratica, è il counseling.

Cosa fa davvero un counselor

Il lavoro di un counselor si concentra su difficoltà legate ai momenti della vita che comportano cambiamenti e scelte: una transizione professionale, un rapporto che non funziona più come vorresti, la sensazione di essere sempre distratto e mai davvero presente, la fatica di rimettere un confine tra lavoro e vita privata. Attraverso l'ascolto attivo e il dialogo, il counselor non dà soluzioni preconfezionate: aiuta la persona a trovare le proprie, partendo da quello che sta già vivendo.

Non è un lavoro "più leggero" o meno serio della psicoterapia. È un lavoro diverso, con uno scopo diverso.

La base normativa, in breve

In Italia il counseling è una professione riconosciuta dalla Legge 4/2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi. Questo significa due cose importanti da sapere se stai valutando un percorso: il counseling è un'attività legittima e regolamentata da questa legge, ma non è una professione sanitaria, e chi lo esercita non può in nessun caso fare diagnosi né condurre percorsi che si sostituiscono a una psicoterapia.

Per esercitare come counselor serve un percorso di formazione specifico (in genere triennale) presso una scuola riconosciuta dalle associazioni di categoria, con supervisione e aggiornamento continuo - ma non esiste, per questa figura, un Ordine professionale come quello degli Psicologi.

La differenza con la psicoterapia

La psicoterapia è un'altra strada, con un altro inquadramento. È un'attività sanitaria riservata, regolata dalla Legge 56/1989 che istituisce l'Ordine degli Psicologi, e richiede una specializzazione post-laurea specifica. Uno psicoterapeuta può fare diagnosi e trattare disturbi psicologici e psichiatrici; un counselor no, per legge e per formazione.

La differenza, in pratica, si vede più nel tipo di lavoro che nel disagio in sé: il counseling lavora su difficoltà non patologiche, di crescita, orientamento, consapevolezza - la psicoterapia lavora quando c'è una sofferenza più strutturata, che richiede una diagnosi e un trattamento clinico. Non sono un percorso "base" e uno "avanzato": sono due professioni distinte, con formazioni, competenze e ambiti diversi, pensate per bisogni diversi.

Quando ha senso l'uno o l'altro

Non serve una lista di sintomi per orientarsi, bastano un paio di domande di buon senso. Se quello che stai vivendo è legato a un momento di passaggio, una scelta, un pattern che vuoi capire e cambiare, e non interferisce in modo pesante con il tuo funzionamento quotidiano, un percorso di counseling può essere il punto di partenza giusto. Se invece il disagio è presente da molto tempo, interferisce con il sonno, il lavoro, le relazioni in modo significativo, o assomiglia a qualcosa che hai già sentito nominare come un disturbo specifico, la strada più indicata è una valutazione con uno psicologo o uno psicoterapeuta - che a sua volta può indicarti se un percorso di counseling in parallelo ha senso.

Le due strade, quando serve, possono anche convivere: non si escludono a vicenda.

Come lavoro io, in questo perimetro

Nei percorsi di Spazio Nuvola - individuali, di gruppo, nei workshop - il lavoro resta dentro il perimetro del counseling: ascolto, accompagnamento, strumenti concettuali (alcuni li trovi anche in questo blog, dall'Analisi Transazionale alla Gestalt) per aiutarti a nominare cosa stai vivendo nel tuo rapporto con la tecnologia, e a trovare un tuo modo per rimettere un confine. Non faccio diagnosi, non tratto patologie: se durante un percorso emerge un bisogno che va oltre questo perimetro, la cosa più corretta - per te e per il lavoro che stiamo facendo - è dirtelo e indirizzarti verso chi può occuparsene.

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