Cosa significa davvero "dipendenza da smartphone" (e cosa nasconde questa parola)

"Dipendenza da smartphone" è la parola che tutti cercano. Ma dietro quella parola c'è quasi sempre qualcos'altro: solitudine, colpa, un confine che non tiene più.

Molte persone arrivano a cercare aiuto usando la parola "dipendenza": dipendenza da smartphone, dipendenza da social, non riesco a staccare dal telefono. È una parola comprensibile, diretta, e infatti è quella che si cerca online. Il problema è che, da sola, spiega poco di quello che davvero si prova.

Una parola che descrive il comportamento, non l'esperienza

Irvin Yalom ha insistito per tutta la carriera su una distinzione che vale la pena tenere presente: le etichette descrivono un comportamento dall'esterno (quante volte, quanto spesso, quanto a lungo), ma non dicono niente sul significato che quel comportamento ha per la persona che lo vive. Due persone possono passare lo stesso numero di ore al telefono e vivere due esperienze completamente diverse: una lo fa per non restare sola con un vuoto che le pesa, l'altra per non pensare a una scadenza che la spaventa. Stesso comportamento, bisogni opposti.

Questo non significa che la parola "dipendenza" sia sbagliata. Significa che è un punto di partenza, non di arrivo. È la parola che permette a molte persone di riconoscere per la prima volta che c'è un problema, ed è giusto che resti disponibile. Ma il lavoro utile comincia dopo, quando si passa dal "quanto" (quante ore, quante volte) al "perché", che è una domanda diversa e più scomoda.

Il rischio di fermarsi all'etichetta

Fermarsi alla parola "dipendenza" rischia di portare dritti a soluzioni pensate per il comportamento (blocchi, timer, limiti) che, come si è visto anche nel caso del digital detox, funzionano poco se non toccano il bisogno che sta sotto. Non è un caso che chi ha già provato quelle soluzioni tecniche spesso torni al punto di partenza: ha corretto il "quanto", non ha toccato il "perché".

Come usarla meglio, questa parola

Se ti riconosci nella parola "dipendenza", non è sbagliato usarla per cercare aiuto: è il modo in cui la maggior parte delle persone comincia. Ma vale la pena, una volta trovato un ascolto, lasciare che la conversazione vada oltre il conteggio delle ore, verso quello che quella parola sta effettivamente cercando di dire di te.